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La manovra di bilancio introduce una flat tax al 15% atta a contrastare i compensi in nero per le lezioni private impartite a domicilio.

Tra le numerose novità previste dalla manovra di bilancio 2019 c’è quella che riguarda la possibile introduzione di una flat tax al 15% per le lezioni private impartite a domicilio.

La misura intende proprio recuperare gettito e contrastare in modo efficace l’evasione fiscale che deriva dai compensi – percepiti sempre in nero – da chi fa delle lezioni private un modo per “arrotondare” lo stipendio

Pur in assenza di dati ufficiali, le stime parlando di un mercato delle lezioni private sempre molto fiorente.

Nel 2016, da un sondaggio effettuato in forma anonima dalla Fondazione Einaudi, le stime parlavano di ben 800 milioni di euro. Sarebbe questa, infatti, la cifra che le famiglie italiane sostengono per recuperare i debiti formativi del propri figli.

Il Codacons, però, sostiene che i numeri siano stati be più alti lo scorso anno.

Uno studio avrebbe evidenziato come il business delle lezioni private si aggirerebbe sui 950 milioni di euro e che nel 90% dei casi il docente che ha tenuto la lezione non emetta alcuna ricevuta fiscale.

Come forse pochi sanno, chi impartisce lezioni private a domicilio per legge è tenuto a rilasciare apposita ricevuta inerente le somme incassate.

Somme che devono figurare nella dichiarazione dei redditi. Se l’attività è svolta occasionalmente e in maniera non organizzata, il contribuente deve autodichiarare gli introiti e inserirli negli “altri redditi” derivanti da attività di lavoro autonomo occasionale.

Laddove invece le ripetizioni vengano rese da un lavoratore dipendente, i guadagni andranno inseriti nel modello 730 o nel modello Redditi.

Questo significa che tali somme debbano poi cumularsi, assieme allo stipendio percepito dal docente, al suo reddito complessivo che sarà soggetto ad aliquote Irpef progressive.

Tuttavia, è altresì noto come questo sia uno dei terreni più “fertili” per l’evasione fiscale. Anche per l’assenza di controlli mirati.

La proposta in manovra, dunque, prevede una tassazione agevolata ad hoc nel caso i n cui le lezioni private siano impartite da docenti “titolari di cattedra di ogni ordine e grado”.

Nello specifico, si parla di un’imposta sostitutiva sui compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni svolta dagli insegnanti.

Questa regola però non si estenderebbe a coloro che si occupano di ripetizioni e lezioni private senza essere docente, come gli studenti universitari. Per questi ultimi, dunque, resta tutto invariato.

Ma come funzionerà la misura in questione?

Dal 1° gennaio 2019, i docenti che danno lezioni private potranno pagare un’imposta del 15% sui compensi percepiti, sostitutiva di Irpef e addizionali regionali e comunali.

Si applicherà un’aliquota fissa del 15%, a prescindere dall’entità del reddito complessivo del contribuente.

Poiché i redditi percepiti non andrebbero più a cumularsi con la retribuzione da lavoro dipendente, gli interessati beneficeranno di un carico tributario inferiore.

Ancora, la manovra prevede che gli insegnanti assunti dalla P.A. comunichino all’amministrazione di appartenenza l’attività di insegnamento svolta privatamente. Questo al fine di verificare eventuali incompatibilità.

I versamenti della flat tax sulle lezioni private dovranno avvenire alle medesime scadenze previste per l’Irpef (30 giugno e 30 novembre).

Quanto alla lla nuova imposta sostitutiva, un apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, sarà emanato entro il 1° aprile del prossimo anno e detterà le disposizioni attuative.

Quel che è certo è che non sarà semplice convincere i cittadini a dichiarare e coglierli in fallo quando non lo fanno.

Questo perché le lezioni private vengono quasi sempre pagate in contanti.

Tuttavia, se la norma dovesse funzionare, potrebbe consentire all’erario di recuperare oltre 100 milioni di euro in un mercato dove, nella quasi totalità dei casi, le somme non vengono dichiarate.

 

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