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Responsabilità dei magistrati in sede civile, la Consulta conferma: niente “filtro di ammissibilità” della domanda risarcitoria

La Corte costituzionale ha confermato la soppressione del cosiddetto “filtro di ammissibilità” della domanda risarcitoria. Ora il cittadino può rivalersi direttamente nei confronti dello Stato, chiedendo i danni per una sentenza ingiusta. La decisione della Consulta, ha quindi confermato la riforma della cosiddetta Legge Vassallo. Sul tema “responsabilità dei magistrati” in sede civile, si era aperto un dibattito che, con la sentenza 164/2017, viene definitivamente archiviato. La decisione infatti, si inscrive in una cornice i cui principi sono ispirati dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea.

Con la sentenza della Corte costituzionale viene confermata l’effettività della tutela ed il principio dell’equivalenza, che il “filtro” avrebbe pregiudicato. In altre parole si evita di ricorrere a particolari meccanismi procedurali che finiscono con il complicare la strada di un ricorso da parte del cittadino (effettività della tutela). Per quanto attiene al principio di equivalenza, si garantisce la stessa possibilità di chiedere danni allo Stato, per qualsiasi azione risarcitoria, quindi anche quella che implica una responsabilità civile causata da un provvedimento giurisdizionale che violi il diritto europeo.

La responsabilità dei magistrati in sede civile non implica la loro vessazione. Secondo la Corte costituzionale, il mantenimento del divieto di azione diretta contro il togato, consente di farlo operare comunque con la massima serenità. La tutela dell’autonomia e  dell’indipendenza della magistratura, ha quindi stabilito la Consulta, viene garantita  attraverso una netta divisione delle responsabilità dello Stato e del giudice, ma anche mediante la determinazione di un limite nell’azione risarcitoria. Quest’ultima, in prima istanza, viene così rivolta esclusivamente nei confronti dello Stato. Senza filtri in grado di rigettare la domanda risarcitoria del cittadino.

 

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