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Ci sono ancora molte resistenze culturali nei confronti del parto in casa. Qualcosa si muove in Parlamento per la libera scelta del luogo di nascita

Qualche mese fa la Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati aveva organizzato un’audizione per capire come approdare a una proposta di legge organica sul parto fisiologico che permetta di superare le proposte precedenti, eterogenee fra loro.

Dovranno essere garantiti diritti inviolabili come la scelta del luogo del parto, in casa propria o presso case maternità.

Marta Campiotti, ostetrica professionista e presidente dell’Associazione nazionale ostetriche Parto a Domicilio e Case Maternità convocata alla Camera ha ricordato che “In Italia si sta muovendo tantissimo su questo fronte e le istituzioni devono prenderne atto. Dal 1990, anno in cui venni sentita in Commissione parlamentare per la prima volta in occasione di un progetto di legge dei Verdi, nel paese reale sono cambiate tante cose. Sono state aperte le Case maternità e un numero significativo di donne chiede di partorire a domicilio, benché il nostro paese sia ancora molto lontano dai numeri che si registrano in altre nazioni, europee e non. Queste donne, che vedono nella nascita non solo la componente sanitaria, ma anche culturale, biologica e spirituale, vogliono poter contare su un’assistenza appropriata. Lo dice chiaramente anche l’Oms: le donne devono avere il diritto di scegliere il luogo del parto. Quindi hanno diritto anche al sostegno di ostetriche extraospedaliere competenti”.

I dati dimostrano la sicurezza del parto a domicilio nei casi di gravidanze fisiologico a basso rischio. I Collegi americani delle ostetriche e dei ginecologi sono a favore del parto domiciliare poiché gli esiti del parto in termini di salute per il bambino e la madre risultano equiparabili se non migliori del parto ospedalizzato.

“I dati raccolti da uno studio danese pubblicato nel 2012 dimostrano che il parto, a casa assistito da ostetriche competenti, è associato a un’incidenza di mortalità perinatale comparabile a quella dei parti in ospedale e a una riduzione dei tassi di interventi ostetrici e di alcuni esiti avversi materni e neonatali” dice ancora Marta Campiotti. “E già nel 1996 il British Medical Journal pubblicava studi in cui si affermava che in una gravidanza a basso rischio il parto in ospedale non è più sicuro di quello in casa o casa maternità”.

La resistenza è dunque puramente culturale con un mondo medico che ancora preferisce l’ospedalizzazione delle nascite nonostante la letteratura scientifica attesti la validità di tale pratica. È ancora forte, secondo le ostetriche presenti in aula, il considerare le partorienti come malate o potenzialmente tali, il che produce un eccessivo ricorso al parto chirurgico.

«Sicuramente è urgente definire modalità, criteri di qualità e sicurezza – affermaVerena Schmid, una delle prime ostetriche in Italia ad assistere donne che partorivano nella loro casa, fondatrice della Scuola elementale di arte ostetrica – affinché il parto a domicilio non venga contaminato dal modello medico patogenico e non rimanga neanche all’improvvisazione. Per questo occorre anche formare la figura dell’ostetrica, che per vocazione professionale sta accanto alla donna e che può e dovrebbe essere il suo “avvocato”».

In Italia sono alcune Regioni hanno una legge specifica per il parto a domicilio con un parziale rimborso delle spese sostenute. Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Lazio a cui si aggiungono le province autonome di Trento e Bolzano. Nel resto dell’Italia la donna può avvalersi dell’assistenza di ostetriche ma deve farsi carico dei costi.

 

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