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Un ragazzo di 24 anni è morto per un’appendicite, “gli hanno negato le cure”, denunciano i testimoni. Aperta un’inchiesta su una notte da incubo

Aveva 24 anni il ragazzo morto per un’appendicite a Napoli dopo una notte trascorsa a cercare aiuto invano, come racconta Francesca Fornario nel suo blog su ilfattoquotidiano.it.

Secondo i testimoni della vicenda, il fratello e gli amici della vittima che lo hanno accompagnato in spalla tutta la notte a cercare soccorso e un medico che ha chiesto l’intervento di un’ambulanza mai arrivata, al ragazzo avrebbero negato le cure.

“Questo non è solo un caso di malasanità”, dichiara Chiara, un’attivista dell’ex Opg Je so Pazzo, “è un caso di razzismo. Se Ibrahim fosse stato italiano, oggi sarebbe ancora vivo”.

Sì perché Ibrahim, questo il nome della giovane vittima, era ivoriano. Ed è a causa del colore scuro della sua pelle, denunciano, che gli avrebbero negato le cure.

Nel racconto dei testimoni, Ibrahim si è sentito male sabato sera, mentre era in compagnia del fratello e di alcuni amici. A causa dei forti dolori provocati dall’infiammazione all’appendice, lo hanno accompagnato al Loreto Mare, dove sarebbe stato immediatamente dimesso, nonostante avesse continuato a chiedere aiuto per il dolore. “Non gli hanno creduto”, raccontano.

Secondo quanto raccontato dai giovani, che intendono sporgere denuncia alla Procura della Repubblica supportati dall’ex Opg, da quel momento inizia un’odissea. Ibrahim peggiora, lo sorreggono fino ad una farmacia di turno che però non li fa entrare. Chiedono al farmacista di chiamare un’ambulanza, l’aspettano per un’ora prima di capire che non è mai stata chiamata.

Lo sorreggono fino ad un taxi, a cui mostrano il denaro per la corsa, ma il tassista si rifiuta di farli salire. Lo trasportano in braccio fino ad un’altra farmacia, dove gli vengono fatti acquistare 15 euro di medicinali che hanno  solo l’effetto di farlo vomitare.

A quel punto i ragazzi si rivolgono a Mauro, un medico, che chiama l’ambulanza, e anche qui un rifiuto e l’alternativa perentoria di andare alla guardia medica e che avrebbe in caso di necessità richiesto un’ambulanza.

Il fratello e gli amici prendono in braccio Ibrahim e lo portano alla guardia medica di piazza Nazionale, chiedono aiuto ai carabinieri che li ignorano. Arrivati alla guardia medica Ibrahim non risponde più, è troppo tardi. Finalmente il medico di guardia chiama urgentemente l’ambulanza, ma poco dopo l’arrivo nuovamente al Loreto Mare non c’è più niente da fare, Ibrahim è morto per un’appendicite.

“Erano già le due e mezza di notte – racconta al Il Fatto Quotidiano Chiara – non si è saputo più nulla fino alle 21.30 di domenica, quando ci è stato detto dall’ospedale che era morto”.

Il giorno seguente, gli attivisti dell’ex Opg Je So Pazzo hanno organizzato un presidio pacifico, a cui hanno partecipato più di mille persone, sotto la sede della prefettura.

“E’ dovere, in un paese civile e in uno stato di diritto”, ha commentato il sindaco di Napoli Luigi De Magistris in risposta alla richiesta di chiarimenti da parte del centro, “appurare fin da subito se ci siano delle responsabilità penali nella vicenda che ha portato alla tragica morte di Ibrahim, un ragazzo ivoriano di appena 24 anni. È dovere prestare le cure necessarie, l’assistenza e la collaborazione a chiunque – ha aggiunto De Magistris – e non invece negarle ad una persona solo perché migrante e con la pelle nera. Ai familiari ed agli amici di Ibrahim e a chi lo ha assistito va la mia solidarietà e vicinanza”.

Intanto, l’ospedale Loreto Mare si difende affermando che sia stato il giovane ragazzo morto per un’appendicite a rifutare le cure, ma la denuncia a suo carico è di omicidio colposo.

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