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Una sentenza della Cassazione ha fornito specifiche sul tipo di sanzioni cui va incontro chi compie l’atto di uccidere senza motivo un animale

Uccidere senza motivo un animale è un reato penale e soltanto le uccisioni espressamente disciplinate e consentite da norme speciali posso essere valutate come “necessarie”.

A dirlo è una specifica sentenza della Corte di Cassazione, la numero 31929/2017, con la quale i giudici hanno respinto il ricorso di un uomo indagato in un procedimento penale per uccisione di animali.

Secondo i giudici, infatti, chi decide di uccidere senza motivo un animale integra, di fatto, il reato di cui all’art. 544 bis del Codice penale, che punisce con la reclusione da quattro mesi a due anni chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale.

L’uomo, indagato nel procedimento penale per uccisione di animali, aveva impugnato l’ordinanza con cui il Tribunale aveva rigettato il riesame sul decreto di sequestro probatorio emesso dal P.M. nel procedimento stesso, contestando che il giudice avrebbe omesso di valutare le dichiarazioni della persona offesa, quale prova decisiva della insussistenza del reato.

Sempre secondo l’indagato, inoltre, il Tribunale avrebbe sbagliato a considerare la consapevolezza dell’altruità dell’animale che invece non è richiesta per il reato in questione, (circostanza che si sostanziava in quanto elemento costitutivo del delitto di cui all’imputazione provvisoria) potendo tali fatti essere semmai ricondotti alla fattispecie ex art. 628 c.p., qui non perseguibile per mancanza di querela.

Secondo i giudici, al contrario, il provvedimento si esprime in modo adeguato sulle esigenze probatorie che il vincolo cautela intendeva soddisfare. Inoltre, l‘ordinanza impugnata dall’indagato ha messo in evidenza degli elementi decisivi che configuravano l’azione criminosa proprio come l’atto di uccidere senza motivo un animale, sottolineandone in modo inequivocabile la gratuità e la sua “non necessità”.

Alla luce di tutti questi elementi, per i giudici è stato possibile escludere che l’uccisione fosse dovuta a motivi di caccia o ad altre situazioni giustificabili in ragioni di disposizioni contenute in altre leggi speciali in materia di animali.

Infatti, come ha avuto modo di precisare ulteriormente la Cassazione, solo le uccisioni e le modalità di attuazione delle stesse espressamente disciplinate e consentite da norme speciali sono valutate come “necessarie”. Laddove, invece, non sia così, si tratta di uccisioni gratuite che ricadono nell’ambito della norma incriminatrice, nel quale emerge, inoltre, il dolo generico del reato in questione.

Stanti queste considerazioni, la valutazione effettuata dei giudici del riesame sui fatti è da considerarsi corretta. I giudici hanno anche osservato che la circostanza per cui l’uccisione dell’animale sia avvenuta mentre lo stesso si trovava all’interno di un recinto, ha infine consentito di escludere senza dubbio alcuno la finalità venatoria.

 

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