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L’inchiesta sugli Istituti Polesani riguardava le presunte false attestazioni a carico di 61 pazienti affetti da patologie psichiatriche

Si è conclusa con l’assoluzione di tutti e 13 gli imputati l’inchiesta che aveva coinvolto medici e funzionari degli Istituti Polesani di Ficarolo, in provincia di Rovigo.

Un’inchiesta che era stata aperta per indagare sull’operato della commissione che, secondo l’accusa, avrebbe rivalutato il grado di patologia psichiatrica dei degenti degli Istituti Polesani, struttura privata e convenzionata col Servizio Sanitario Nazionale, che percepisce rimborsi per questa attività erogata in convenzione.

E sono stati assolti – o prosciolti, a seconda del rito scelto – da tutte le accuse il ferrarese Mauro Mantovani, legale rappresentante degli Istituti Polesani; Adriano Marcolongo, direttore generale dell’Ulss 18; Alberto Poirè, direttore dei servizi sociali dell’Ulss 18; Enzo Rizzato, direttore sanitario dell’Ulss 18; Emanuele Toniolo, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Ulss 18; Giampaolo Pecere, direttore della Struttura operativa complessa distretti sociosanitari Ulss 18; Stefano Romagnoli, direttore Soc assistenza primaria Ulss 18; Marco Zancanella, responsabile Svama dipendente Ulss 18; Cosetta Astorri, medico psichiatra Ulss 18; Tiziano Gaio, medico curante agli Istituti polesani; Fiorenza Buzzola, assistente sociale agli Istituti Polesani; Lorenzo Lorenzoni, psicologo agli Istituti Polesani; Maurizio Sansoni, psicologo agli Istituti Polesani.

Il primo capitolo del procedimento a carico dei 13 indagati si era aperto nella mattinata del 23 giugno scorso per la presunta truffa ai danni dell’azienda sanitaria. Per 10 dei 13 indagati – quelli cioè che avevano scelto il rito abbreviato – l’accusa aveva chiesto la condanna a 2 anni per la presunta truffa che sarebbe stata messa a segno ai danni dell’Ulss 18. Per altri due si era discusso il rinvio a giudizio. Uno degli imputati, Maurizio Sansoni, è nel frattempo deceduto.

Di fatto, gli imputati sono stati chiamati a rispondere in merito a delle false attestazioni riguardanti 61 pazienti psichiatrici degli Istituti Polesani di Ficarolo, struttura privata ma convenzionata col pubblico, specializzata nell’assistenza a persone con problemi psichiatrici. Nel 2006 i pazienti in questione, secondo l’accusa, a seguito di un esame svolto da un’apposita commissione, vennero rivalutati da media intensità ad alta.

Una rivalutazione che ha significato un maggiore esborso per lo Stato, in quanto il costo di degenza di un paziente psichiatrico varia molto in funzione dell’intensità del disturbo. Trattandosi di degenti ospitati a carico del Servizio sanitario nazionale, il quale si appoggia a strutture private ma convenzionate – gli Istituti appunto – queste vengono poi rimborsate.

L’ipotesi della Procura era quindi che, dal 2006 a ottobre 2014 (data dell’ultimo pagamento), lo Stato sarebbe stato indotto con l’inganno a pagare 6.699.610 euro all’Istituto Polesani, dal momento che le schede Svama erano ritenute false.

La Procura, durante le indagini preliminari, aveva anche domandato misure cautelari, ma il giudice le ha negate. A suo avviso, infatti, il reato di truffa, sulla base degli elementi in mano agli inquirenti, è difficilmente contestabile in quanto i pareri medici sono soggetti “a diversi punti di vista a seconda del grado di cultura scientifica o dell’orientamento o, in ogni caso, a seconda dei margini di discrezionalità comunque concessi nell’ambito della scienza medica”.

Soddisfatti gli avvocati delle difese, tra i quali vi sono Filippo Sgubbi, Marco Petternella, Anna Osti e Marco Linguerri.

“Il dottor Mantovani – ha dichiarato l’avvocato Linguerri, difensore di Mantovani – ha sempre sostenuto la sua più totale estraneità ai fatti che gli venivano contestati e fin dall’inizio di questo procedimento ha cercato di spiegare le ragioni per le quali l’ipotesi dell’accusa doveva ritenersi completamente infondata. La prima conferma della correttezza del suo operato, del resto, era arrivata con la sentenza della Corte di Cassazione che alla fine dell’anno scorso aveva annullato il provvedimento col quale il tribunale del riesame aveva confermato il sequestro preventivo emesso dal gip di Rovigo sui beni personali del dottor Mantovani”.

 

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