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Riaperto il caso della donna morta insieme alle gemelle che portava in grembo al Mangiagalli di Milano, gip rifiuta archiviazione

La Procura aveva chiesto l’archiviazione per la ginecologa e le due ostetriche della clinica Mangiagalli di Milano accusate della morte della 36enne Claudia Bordoni e delle due gemelle che aspettava.

Il gip Stefania Donadeo ha invece disposto l’imputazione coatta, con la conseguente richiesta di rinvio a giudizio per le tre con l’accusa di omicidio colposo, accogliendo così l’opposizione avanzata dai familiari della donna, assistiti dagli avvocati Antonio Bana e Antonio Sala Della Cuna.

Secondo il giudice, a differenza di quanto sostenuto dal pm Maura Ripamonti, “è evidente come non si possa ragionevolmente escludere che, se i sanitari imputati avessero posto in essere le condotte doverose omesse, in termini di accertamenti diagnostici e terapeutici suggeriti dalle linee guida” accreditate “la morte della signora Bordoni, e anche quella delle gemelle non si sarebbe verificata” nell’immediato “o al massimo si sarebbe verificata in epoca posteriore o con minore intensità lesiva”.

L’unica delle quattro indagate per cui il gip ha disposto l’archiviazione, in linea con la tesi dei legali della famiglia di Claudia Bordoni, è una psichiatra che valutò la donna alla Mangiagalli.

Claudia Bordoni era incinta alla 24esima settimana quando è morta insieme alle gemelle il 28 aprile 2016, dopo due giorni di ricovero alla clinica Mangiagalli. Il mese precedente era entrata e uscita più volte dall’ospedale: era stata ricoverata prima all’ospedale di Busto Arsizio e, dopo, al San Raffaele, dove era seguita da tempo poiché la gravidanza era frutto di una procreazione medicalmente assistita, effettuata proprio nell’ospedale di via Olgettina.

La Bordoni prima del ricovero alla clinica Mangiagalli era stata dimessa dal San Raffaele, ed era arrivata lì in preda a forti dolori addominali. Ricoverata nel reparto di Patologia della gravidanza di via della Commenda, è poi morta a causa di una violenta emorragia interna. Sulla vicenda sono state effettuate tre perizie, la prima dal medico legale, la seconda dagli esperti designati dalla famiglie e l’ultima chiesta dalla procura.

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