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Nell’assicurazione per la responsabilità civile professionale sono decisivi il fatto costitutivo e il momento dell’insorgenza della mora della Compagnia assicuratrice

Nell’assicurazione della responsabilità civile professionale sono decisivi l’individuazione del fatto costitutivo della pretesa dell’assicurato e il momento dell’insorgenza della mora dell’assicurazione, nonché il rapporto tra sentenza di condanna dell’assicurato e obblighi dell’assicurazione che non ha preso parte al primo giudizio.

La
vicenda trae origine da una condanna per inadempimento professionale inferta a
un Avvocato, a seguito della quale il professionista chiedeva alla propria
Assicurazione di manlevarlo dalla pretesa.

L’assicurazione
non liquidava la somma e nelle more del giudizio di appello, l’Avvocato agiva
in giudizio per sentir condannare l’assicurazione a tenerlo indenne dalle
pretese del cliente vittorioso in primo grado, a risarcire il danno subito per
effetto dell’inadempimento.

La
Corte d’Appello, invece, condannava l’Assicurazione a manlevare il
professionista, tuttavia, il professionista ricorre in Cassazione per la
domanda risarcitoria.

Secondo la Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. VI, Ordinanza n. 14481 del 9 luglio 2020), l’obbligo indennitario di cui agli artt. 1892 e 1917 c.c. scaturisce dall’avversarsi del rischio descritto nel contratto, e non dalla richiesta dell’assicurato.

Inoltre,
viene specificato, l’insorgenza dell’obbligo dell’assicurazione di indennizzare
il cliente (id est il momento in cui il cliente ha causato il danno al terzo)
non comporta ipso iure l’insorgenza della mora.

Ne
deriva che “l’assicuratore può essere ritenuto in mora solo dopo che sia
decorso il tempo ragionevolmente occorrente, ad un diligente assicuratore, per
accertare la sussistenza della responsabilità dell’assicurato e per liquidare
il danno e sempre che vi sia stata una efficace costituzione in mora da parte
dell’assicurato stesso”.

Sulla
circostanza che l’Assicurazione non veniva coinvolta nel primo giudizio di
merito gli Ermellini ribadiscono che “la circostanza che l’assicurato sia stato
condannato, con sentenza passata in giudicato al risarcimento del danno in
favore di un terzo, può costituire un serio indizio della sussistenza d’una
responsabilità civile dell’assicurato, ma non fa sorgere ipso iure l’obbligo
indennitario in capo all’assicuratore, ove quest’ultimo non abbia partecipato
al relativo giudizio”.

Ne
consegue che la Compagnia assicuratrice sarà inadempiente soltanto se il Giudice  accerti che l’assicuratore “abbia rifiutato
il pagamento senza attivarsi per accertare … la sussistenza di un fatto colposo
addebitabile all’assicurato; oppure nel caso in cui gli elementi in suo
possesso evidenziavano la sussistenza d’una responsabilità dell’assicurato non
seriamente contestabile”.

Ciò
posto, gli Ermellini ritengono infondata la richiesta di risarcimento del danno
inerente i costi della procedura esecutiva subita a causa della mancata manleva
dell’Assicurazione.

Al
riguardo viene evidenziato che l’assicurato, per limitare gli effetti
pregiudizievoli in caso di soccombenza, doveva avere cura di chiamare in causa
la Compagnia assicuratrice, e che la mancata chiamata in manleva ha costituito
una scelta strategica avventata ed errata.

Avv. Emanuela Foligno

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