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Non convincono la nuova codifica dei codici di Triage e la
creazione di un area (OBI) nei Pronto Soccorso


Insoddisfazione e preoccupazione per i pazienti ed il personale medico. E’ quanto esprime il gruppo Cimo Emergenza in relazione alla nuova codifica dei codici di Triage e alla creazione di un area (OBI) nei Pronto Soccorso. Le novità, approvate dal Ministero della Salute insieme alla Conferenza Stato-Regioni, non sarebbero realmente dedicate alla presa in carico della persona assistita. Inoltre mancherebbe l’obiettivo di una reale programmazione finalizzata a garantire, attraverso un’adeguata dotazione organica, i necessari livelli minimi di assistenza. 


Secondo Cimo Emergenza, infatti, la nuova definizione di
tempi massimi di attesa prestabiliti per codice di priorità, standardizzati
senza aver conto del numero di accessi, del bacino di utenza, della tipologia
di struttura e della reale dotazione organica, ingenera aspettative nell’utenza
che in gran parte non potranno che essere disattese soprattutto in questa fase
di grave carenza di medici. Un “imbuto” che può diventare una ulteriore
criticità rischiando di aumentare le aggressioni nei confronti del personale
sanitario, sui cui si scaricano le carenze di tutto il complesso sistema di
relazioni tra territorio e ospedale.  


La priorità, per il Sindacato, deve essere il dare concretezza organizzativa e sicurezza delle cure, impedendo alle regioni la definizione di standard “organizzativi fantasiosi” finalizzati a conferire funzioni e ruolo dei sanitari in modo inappropriato. 


Infatti, questa riforma in realtà attiverebbe il disegno,
già denunciato da Cimo non appena le bozze iniziarono a circolare lo scorso
novembre, di un modello finalizzato ad attuare per puri risparmi di cassa un
vero e proprio task shifting sulle competenze dei medici. “Già in quella
occasione – sottolinea il Sindacato in una nota – ci siamo chiesti se, tra gli
esperti che hanno elaborato il documento, qualcuno avesse mai lavorato in un
pronto soccorso o se fosse a conoscenza della Sentenza n. 8855 del 3.3.16 della
Corte di Cassazione Penale che sancisce, ai fini dell’accertamento abusivo
della professione medica, ‘non il metodo scientifico ma la natura dell’attività
svolta’ e, quindi, quali sono i chiari livelli di responsabilità tra le
professioni sanitarie”.


Piuttosto, secondo Cimo, le linee guida proposte per il
Triage e OBI potrebbero contribuire ad un miglioramento dello standard
organizzativo a livello nazionale se consentissero di focalizzare l’attenzione
sulle condizioni cliniche che rientrano davvero e “per necessità” nell’ambito
dell’emergenza urgenza, soprattutto nel tentativo di distinguere le urgenze
differibili e che non mettono a rischio la vita e l’integrità psicofisica del
cittadino.


E’ bene infatti ribadire che il ruolo della medicina
d’emergenza urgenza, dello specialista e la rivalutazione delle strutture di
pronto soccorso e del sistema 118, deve essere inteso non più come solo momento
di soccorso, trasporto e di transito verso il ricovero ospedaliero, ma come un’
“area” del sistema sanitario pubblico organizzata per processi di diagnosi e
cura con una corrispondente ed adeguata dotazione organica dell’intera area
prevista già dal DPR 27 marzo 1992 e ribadita chiaramente nel DM 70/2015. 


Un incremento di personale specificamente qualificato che i
“riformatori” – conclude Cimo –  “si sono
ben guardati dal considerare, portando avanti proposte che mescolano le carte
con nuovi codici ma nascondono il trucco di mancati investimenti in veri
servizi e più medici al servizio dei pazienti”.


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