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All’esame del Senato una proposta di legge che introduce il reato di istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia o la bulimia

Promuovere diete che possono causare anoressia o bulimia potrebbe costare fino  a due anni di carcere e 100mila euro di multa. E’ quanto prevede un disegno di legge all’esame della Commissione sanità del Senato a prima forma della parlamentare di Forza Italia, Maria Rizzotti.

Il provvedimento, come si evince dalla sua denominazione, prevede l’”introduzione dell’articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia o la bulimia, nonché disposizioni in materia di prevenzione e di cura di tali patologie e degli altri disturbi del comportamento alimentare”.

Il testo introduce quindi nel nostro codice penale il reato di istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia o la bulimia.

Nello specifico stabilisce che “chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, determini o rafforzi l’altrui proposito di ricorrere a pratiche di restrizione alimentare prolungata, idonee a procurare l’anoressia o la bulimia, e ne agevola l’esecuzione sarà punito con la reclusione fino a un anno e la sanzione amministrativa da euro 10.000 a euro 50.000”.

Se poi  il reato è commesso nei confronti di una persona in minorata difesa, o su di una persona minore 14 anni o ancora su di una persona priva della capacità di intendere e di volere, si prevede l’applicazione della pena della reclusione fino a due anni e la sanzione amministrativa da euro 20.000 a euro 100.000.

La Polizia postale sarà incaricata di effettuare il monitoraggio dei siti che riportano notizie che diffondono, tra i minori, messaggi suscettibili di rappresentare, per il loro contenuto, un concreto pericolo di istigazione al ricorso a pratiche di restrizione alimentare prolungata.

La proposta di Legge stabilisce poi  che siano Regioni e province autonome ad indicare le strutture sanitarie e alle aziende sanitarie locali gli interventi più idonei ai fini della diagnosi precoce e della prevenzione delle complicanze delle malattie sociali.

Infine, il provvedimento si occupa dell’utilizzo professionale dell’immagine femminile per campagne pubblicitarie. In particolare, prevede sanzioni a carico delle agenzie di moda e pubblicitarie che si avvalgono di modelle che non presentano certificato medico o il cui certificato medico attesti che sono in uno stato di massa corporea di grave magrezza o di forte sottopeso.

 

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