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Non è vessatoria la reazione del dirigente scolastico che richiede ripetute visite fiscali a carico di una collaboratrice scolastica, assente per ben 383 giorni in due anni

Aveva citato in giudizio il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nonché il dirigente scolastico dell’istituto presso il quale era impiegata come collaboratrice scolastica per sentirli condannare al risarcimento dei danni che, a suo dire, sarebbero stati cagionati da condotte vessatorie nei suoi confronti. La donna si era ripetutamente assentata dal lavoro. Circa 383 giorni nel breve periodo di poco più di due anni. Assenze tutte giustificate da “motivi di salute”.

Ma il preside dell’istituto nutriva dei sospetti al riguardo per cui occorreva verificare.

Seguivano una serie di richieste di visite fiscali a suo carico.

Ed è proprio tale condotta, che a detta della ricorrente sarebbe stata ispirata da finalità vessatorie.

Ci si domanda pertanto, se sia legittimo per il datore di lavoro chiedere continue visite fiscali a carico di un proprio dipendente in malattia, al fine di verificare la sua idoneità al servizio o se tale condotta possa dirsi vessatoria nei confronti?

In entrambi i giudizi di merito la domanda della lavoratrice era stata respinta. In particolar modo, la corte territoriale, aveva ritenuto più che legittima la reazione del dirigente scolastico di fronte a quel quadro probatorio.

Seguiva il ricorso per Cassazione.

Anche per i giudici Ermellini l’istanza era infondata.

Ed invero, correttamente la Corte territoriale aveva escluso qualsivoglia intento vessatorio, rilevando, da un lato, che la certificazione dell’istituto previdenziale giustificava il comportamento del dirigente scolastico, dall’altro che l’avvio del procedimento volto ad accertare l’idoneità al lavoro doveva ritenersi iniziativa doverosa, a fronte di assenze protrattesi in un arco temporale di due anni per 383 giorni.

E in ogni caso, si trattava di un accertamento di merito sull’insussistenza del necessario elemento soggettivo che caratterizza il mobbing, che non può essere sindacato in sede di legittimità.

Non sono censurabili dunque, perché legittime, le verifiche effettuate sulle condizioni di salute della donna al fine di verificare la sua idoneità al servizio.

La redazione giuridica

 

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