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L’uomo, un ingegnere brianzolo, aveva creato una rete di falsi profili social per adescare giovani ragazze. Due gli episodi di abusi sessuali accertati da parte del finto ginecologo

Utilizzava falsi profili social, tra cui quello di un finto ginecologo, per adescare ragazze minorenni tramite app di messaggistica online, per poi abusarne sessualmente. Un ingegnere brianzolo di 50 anni, sposato e con figli, è stato arrestato dalla polizia di Monza nell’ambito di un’operazione denominata ‘Octopus’. L’uomo è accusato di violenza sessuale, adescamento e detenzione di materiale pedopornografico.

L’inchiesta è partita dalla denuncia di una minorenne che ne ha parlato con i suoi genitori e poi ha raccontato tutto in Procura. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato aveva creato una rete di account su vari social network. Tra questi Instagram, Facebook e Kik, un nuovo social di messaggistica che non richiede l’uso di un numero di cellulare per la registrazione.

L’uomo avvicinava le sue vittime fingendosi una loro coetanea, oppure, come accertato in un caso, camuffandosi da ragazzi di bell’aspetto. In tal modo le consigliava di rivolgersi al fantomatico ginecologo per dei trattamenti che le avrebbe rese “più belle, ne avrebbe impedito la frigidità ed eventuali gravidanze indesiderate. Lo ha precisato il procuratore aggiunto che ha coordinato il caso.

Nel momento in cui era sicuro di averle attirate si spacciava, con un nome fittizio, per un ginecologo di fama internazionale e parlava delle sue consulenze.

Quindi, dopo averle circuite, le portava in un appartamento preso in affitto. Lì il sedicente medico adottava un linguaggio più “tecnico” per convincere le vittime a fidarsi della sua professionalità. Nello stesso appartamento si sarebbero poi consumate le violenze sessuali.

In particolare sono due gli episodi accertati dalle indagini, anche se gli investigatori sono convinti che i casi possano essere di più. Il sistema messo in piedi dall’arrestato sarebbe andato avanti per più di sei mesi.

Laddove poi le ragazze manifestavamo dei ripensamenti arrivavano i ricatti. L’uomo le minacciava affermando che ne avrebbe parlato con i genitori oppure pretendeva una somma di 365 euro per “pagare il tempo che aveva dedicato a loro per la visita”. Soldi che le ragazze – di età tra i 15 e i 17 anni – non avevano, e quindi erano costrette a cedere.

 

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