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Riconosciuta, in secondo grado di giudizio, la pretesa risarcitoria dei familiari di un uomo deceduto nel 2011 in seguito a una reazione allergica. Secondo i periti la somministrazione di adrenalina in via intramuscolare da parte dei soccorritori avrebbe potuto salvargli la vita 

Morì per una reazione allergica nel giugno del 2011. Nelle scorse ore la Corte di appello di Firenze, ribaltando la sentenza di primo grado, ha condannato l’Asl a risarcire i familiari della vittima. La cifra è pari  a un milione e mezzo di euro, a cui si aggiungono circa 100mila euro di spese legali.

La vicenda è ricostruita dal Tirreno. L’uomo, un 58enne lucchese, aveva dei dolori alla zona lombare. Il medico curante, in visita domiciliare, gli aveva quindi somministrato un antidolorifico tramite iniezione. Di li a poco si sarebbe manifestata una reazione allergica caratterizzata da rigonfiamento della faccia, del palato e della lingua, oltre che da respiro affannoso.

I familiari quindi avevano allertato il 118 e il paziente era stato trasportato in ospedale.

In quel lasso di tempo, il medico di bordo dell’ambulanza avrebbe praticato al paziente una terapia cortisonica in parte in vena e in parte con soluzione fisiologica. Non avrebbe invece somministrato adrenalina in via intramuscolare. Tale circostanza è stata confermata dai consulenti incaricati da due diversi giudici.

Subito dopo l’arrivo in pronto soccorso era stato chiesto l’intervento del rianimatore che aveva provveduto all’intubazione. Poco dopo, tuttavia, l’uomo era andato in arresto circolatorio ed era finito in coma. Sarebbe deceduto dopo circa un mese senza aver mai più ripreso conoscenza.

I familiari, supportati dalla perizia di parte di un anatomopatologo, avevano avviato una causa civile lamentando negligenze del personale sanitario nella prima fase di gestione del paziente. Dopo un tentativo fallito di mediazione con la Asl  per ottenere un risarcimento in via stragiudiziale e dopo lo svolgimento di due consulenze d’ufficio si era giunti alla sentenza di primo grado. Nonostante i pareri concordi dei medici legali il Tribunale civile aveva rigettato la domanda risarcitoria, condannando la famiglia a pagare anche 20mila euro di spese legali.

La Corte territoriale del capoluogo di provincia toscana ha invece ritenuto di aderire alla conclusioni degli esperti, ribaltando la pronuncia di primo grado e riconoscendo le responsabilità dell’Asl nel decesso del 58enne.

 

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