In evidenza

A fronte di un unico fatto illecito non è ammissibile il frazionamento della domanda di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali

A fronte di un unitario fatto illecito lesivo di cose e persone non è ammesso il frazionamento della domanda di risarcimento, in tempi separati e distinti, dei danni patrimoniali e di quelli non patrimoniali, poiché si tratta di una condotta che aggrava la posizione del danneggiante/debitore e causa ingiustificato aggravio del sistema giudiziario. Né tantomeno integra un interesse oggettivamente valutabile la prospettata maggiore speditezza del procedimento.

In tali termini si è espressa la Suprema Corte (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 8530 del 6 maggio 2020).

Gli Ermellini sono tornati a
pronunziarsi sul frazionamento del credito nelle azioni di risarcimento danni,
aderendo all’orientamento già consolidatosi e cristallizzato sul punto.

La vicenda che ha originato
il giudizio esaminato dalla Suprema Corte tratta di un sinistro stradale da cui
derivavano lesioni fisiche al conducente del veicolo e danni materiali al veicolo
stesso.

Il danneggiato azionava un
primo giudizio dinanzi al Giudice di Pace, per l’accertamento della
responsabilità del veicolo danneggiante e la condanna al risarcimento dei danni
materiali subiti dal proprio mezzo.

Il Giudice di Pace
condannava il danneggiante a rifondere i danni materiali.

Successivamente il medesimo
danneggiato azionava, sempre dinanzi al Giudice di Pace, altro giudizio per la
condanna al risarcimento delle lesioni fisiche subite.

Il Giudice di Pace
accoglieva la domanda e liquidava il danno fisico subito.

La Compagnia assicuratrice del
veicolo danneggiante proponeva gravame dinnanzi al Tribunale avverso
quest’ultima decisione del Giudice di Pace lamentando, tra le altre cose, l’illegittimo
frazionamento del credito.

Il Tribunale accoglieva
l’appello dell’assicurazione e censurava la finalità dilatoria della strategia
difensiva, lesiva del principio di divieto di frazionamento del credito, in
spregio ai principi di buona fede e correttezza processuale.

Avverso tale pronunzia il
danneggiato impugnava in Cassazione sostenendo un oggettivo interesse a
fondamento del frazionamento derivante dalla maggiore celerità di definizione
della procedura.

La Suprema Corte rigetta il
ricorso sostenendo l’infondatezza dei motivi addotti.

Al riguardo evidenzia che se
da un lato la pronuncia n. 4090/17 a Sezioni Unite, ritornando sul tema del
frazionamento del credito, aveva riconosciuto, nei rapporti di durata, il
diritto della parte di proporre, in separati processi, domande aventi ad
oggetto diversi e distinti diritti di credito; dall’altro lato aveva chiaramente
specificato che “ove le pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo
rapporto tra le stesse parti, siano fondate sullo stesso fatto costitutivo,
tali da non poter essere accertate separatamente, se non a costo di una
duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della
conoscenza dell’identica vicenda sostanziale, le relative domande possono
essere formulate in autonomi giudizi solo a condizione che risulti, in capo al
creditore, un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale
frazionata”.

In altri termini, il discrimine per l’accesso al frazionamento del credito viene individuato nell’esistenza di un interesse oggettivamente apprezzabile, che non può consistere nella ragione di “maggiore speditezza processuale”.

Gli Ermellini escludono
l’esistenza di un oggettivo interesse alla trattazione separata della causa.

Il danneggiato-creditore
aveva, sin dal momento  del primo
giudizio,  la possibilità di formulare
un’unica domanda risarcitoria, che contemplasse sia i danni fisici che quelli
materiali.

La “celerità processuale”
invocata dal danneggiato-creditore non è ragionevole essendo priva di oggettivo
riscontro, come invece specificamente richiesto della giurisprudenza di legittimità.

Il frazionamento della domanda giudiziale, in presenza di un unico evento dannoso, nelle sue componenti di danno patrimoniale e non patrimoniale, si traduce in un aggravamento della posizione del danneggiante debitore, anche in termini di maggiori oneri economici.

Il ricorso viene pertanto
respinto.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a
incidentistradali@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero
WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Risarcimento dovuto anche se conducente provoca sinistro dolosamente

agosto 13, 2020

Frazionamento della domanda di risarcimento del danno

A fronte di un unico fatto illecito non è ammissibile il frazionamento della domanda di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali A fronte di un […]
agosto 13, 2020

Assegno divorzile, la solidarietà è un criterio

L’assegno divorzile deve assicurare al coniuge più debole l’indipendenza economica È giusto assegnare alla ex moglie, che ha un lavoro part time e un affitto da […]
agosto 12, 2020

Le dichiarazioni inesatte e reticenti dell’assicurato e il principio di buona fede

Le dichiarazioni inesatte e/o reticenti dell’assicurato in sede di stipula della polizza conducono all’esclusione della garanzia assicurativa. Le previsioni degli artt. 1892 e 1893 c.c. assumono […]
agosto 12, 2020

Claims made: fatti che possono originare una richiesta di risarcimento

Nei moduli dell’assicurazione di responsabilità civile con claims made è necessario indicare fatti e circostanze note che possono originare una richiesta risarcitoria Nei moduli dei questionari […]