bocconi avvelenati

In Gazzetta ufficiale i provvedimenti del dicastero della salute
relativi a divieto di utilizzo di esche e bocconi avvelenati per eliminare
animali randagi


Sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale la nuova Ordinanza ministeriale relativa al divieto e detenzione di utilizzo di esche e bocconi avvelenati e la proroga dell’Ordinanza per la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani.


La disseminazione incontrollata di esche e sostanze tossiche – si legge in una nota del Ministero della Salute – è un fenomeno pericoloso utilizzato, soprattutto in alcune aree del Paese, come strumento doloso per eliminare animali randagi. Un’abitudine che rappresenta un grave problema di sanità e incolumità pubblica in quanto, oltre ad essere un rischio per gli animali domestici, costituisce un serio pericolo per l’ambiente e soprattutto per gli esseri umani, in particolare per i bambini.


La
rinnovata Ordinanza ministeriale recepisce le procedure informatizzate di
comunicazione alle autorità competenti delle segnalazioni e dei dati necessari
al monitoraggio del fenomeno offrendo anche ai cittadini e all’ autorità
giudiziaria la possibilità di disporre di un quadro completo del fenomeno.


Inoltre,
con la nuova Ordinanza il medico veterinario libero professionista potrà
inviare direttamente all’Istituto Zooprofilattico territorialmente competente
le carcasse di animali deceduti, campioni biologici ed esche o bocconi
avvelenati.


Per
quanto riguarda invece la tutela dall’aggressione dei cani, l’Ordinanza
pubblicata proroga l’ordinanza 6 agosto 2013. Il Decreto 26 novembre 2009 e
Ordinanze Ministeriali in materia hanno incrementato, nell’ultimo decennio, la
diffusione della cultura del possesso responsabile, precisando obblighi,
compiti e responsabilità sia verso il proprio animale che nei confronti della
società.


Nelle
more dell’emanazione di un dispositivo normativo definitivo – conclude il
dicastero di Lungotevere Ripa –  la
proroga dell’Ordinanza punta a mantenere tutte le misure già in atto per
prevenire episodi di aggressione ed evitare che i risultati positivi ottenuti
nell’ambito dell’attività di prevenzione siano vanificati.


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