Redazione

Cure tardive e diagnosi errata: circa seicentoquarantamila euro ai familiari di una 77enne morta per le complicanze di un intervento chirurgico nel 2012 a Palermo

Il Policlinico di Palermo dovrà versare un risarcimento di circa 640mila euro a favore dei parenti di donna morta per le complicanze di un intervento chirurgico nel 2012. Per il giudice del terza sezione civile del Tribunale del capoluogo siciliano, il personale sanitario che ebbe in cura la paziente avrebbe sbagliato la diagnosi e applicato tardivamente le cure adeguate. Inoltre, secondo l’ipotesi accusatoria, anche l’intervento chirurgico finale avrebbe avuto “del tutto verosimilmente un ruolo determinante nell’innescarsi delle successive evoluzioni cliniche fino al decesso”.

In base a quanto ricostruito da Live Sicilia, la signora, all’epoca 77enne, era giunta in Pronto soccorso, accompagnata dai figli, con fortissimi dolori addominali, febbre alta e diarrea. Dopo il ricovero nel reparto di medicina interna, tuttavia, sarebbero trascorsi diversi giorni prima che i camici bianchi formulassero una diagnosi. Un errore imperdonabile – secondo il perito di parte – che avrebbe determinato il precipitare della situazione.

A quel punto, pensando che la paziente fosse affetta da un tumore, il personale sanitario avrebbe optato per un intervento d’urgenza per l’asportazione del colon, tecnicamente una “colectomia totale con confezionamento di ileostomia”.

In realtà i successivi esami avrebbero dimostrato che la donna aveva il morbo Crohn. Per il consulente, quindi, l’intervento sarebbe stato  “eccessivamente radicale in quanto motivato da un sospetto diagnostico di malattia oncologica poi smentito dai successivi accertamenti istologici e comunque sproporzionato rispetto all’obiettivo terapeutico”.

Il Tribunale di Palermo ha respinto l’ipotesi difensiva in base alla quale non sussisterebbe alcun nesso causale fra l’operazione e il decesso, considerate l’età della paziente e le sue già precarie condizioni di salute. Secondo il Giudice, riferisce Live Sicilia, pur essendo indubbio “che non era giovane e presentava problemi”  cionondimeno tali patologie “non necessariamente pregiudicano il recupero funzionale in casi di interventi addominali”.  Il trattamento radicale avrebbe “sicuramente esposto a maggiori rischi la signora”.

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